エピソード

  • Giuseppe Ungaretti 09 - Amsterdam marzo 1933
    2026/05/13
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 09

    Amsterdam marzo 1933


    È dietro le casipole il porticciolo,
    con i burchielli pronti a scivolare
    dentro strette lunghissime di specchi
    e una vela, farfalla colossale,
    ha raso l'erba e, dietro le casipole,
    va gente, con le vetrici s'intreccia,
    nelle nasse si schiudono occhi, va...

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    1 分
  • Giuseppe Ungaretti 08 - Defunti su montagna
    2026/05/12
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 08

    Defunti su montagna

    Poche cose mi restano visibili
    E, per sempre, l’aprile
    Trascinante la nuvola insolubile,
    Ma d’improvviso splendido:
    Pallore, al Colosseo
    Su estremi fumi emerso,
    Col precipizio alle orbite
    D’un azzurro che sorte più non eccita
    Né turba.

    Come nelle distanze
    Le apparizioni incerte trascorrenti
    Il chiarore impegnando
    A limiti d’inganni,
    Da pochi passi appars
    iI passanti alla base di quel muro
    Perdevano statura
    Dilatando il deserto dell’altezza,
    E la sorpresa se, ombre, parlavano.

    Agli echi fondi attento
    Dello strano tamburo,
    A quale ansia suprema rispondevo
    Di volontà, bruciante
    Quanto appariva esausta?
    Non, da remoti eventi sobbalzando,
    M’allettavano, ancora familiari
    Nel ricordo, i pensieri dell’orgoglio:
    Non era nostalgia, né delirio;
    Non invidia di quiete inalterabile.

    Allora fu che, entrato in San Clemente,
    Dalla crocefissione di Masaccio
    M’accolsero, d’un alito staccati
    Mentre l’equestre rabbia
    Convertita giù in roccia ammutoliva,
    Desti dietro il biancore
    Delle tombe abolite,
    Defunti, su montagne
    Sbocciate lievi da leggere nuvole.

    Da pertinaci fumi risalito
    Fu allora che intravvidi
    Perché m’accende ancora la speranza.

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    3 分
  • Giuseppe Ungaretti 07 - Senza più peso
    2026/05/11
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 07

    Senza più peso

    Per un Iddio che rida come un bimbo,
    Tanti gridi di passeri,
    Tante danze nei rami,

    Un'anima si fa senza più peso,
    I prati hanno una tale tenerezza,
    Tale pudore negli occhi rivive,

    Le mani come foglie
    S'incantano nell'aria...

    Chi teme più, chi giudica?

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    1 分
  • Giuseppe Ungaretti 06 - La morte meditata. Canto V.
    2026/05/05
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 06

    Hai chiuso gli occhi.

    Nasce una notte
    piena di finte buche,
    di suoni morti
    come di sugheri
    di reti calate nell’acqua.

    Le tue mani si fanno come un soffio
    d’inviolabili lontananze,
    inafferrabili come le idee.

    E l’equivoco della luna
    e il dondolio, dolcissimi,
    se vuoi posarmele sugli occhi,
    toccano l’anima.

    Sei la donna che passa
    come una foglia.

    E lasci agli alberi un fuoco d’autunno.

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    1 分
  • Giuseppe Ungaretti 05 - Caino
    2026/05/04
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 05

    Caino

    Corre sopra le sabbie favolose
    E il suo piede è leggero.
    O pastore di lupi,
    Hai i denti della luce breve
    Che punge i nostri giorni.
    Terrori, slanci,
    Rantolo di foreste, quella mano
    Che spezza come nulla vecchie querci,
    Sei fatto a immagine del cuore.
    E quando è l'ora molto buia,
    Il corpo allegro
    Sei tu fra gli alberi incantati?
    E mentre scoppio di brama,
    Cambia il tempo, t'aggiri ombroso,
    Col mio passo mi fuggi.
    Come una fonte nell'ombra, dormire!
    Quando la mattina è ancora segreta,
    Saresti accolta, anima,
    Da un'onda riposata.
    Anima, non saprò mai calmarti?
    Mai non vedrò nella notte del sangue?
    Figlia indiscreta della noia,
    Memoria, memoria incessante,
    Le nuvole della tua polvere,
    Non c'è vento che se le porti via?
    Gli occhi mi tornerebbero innocenti,
    Vedrei la primavera eterna
    E, finalmente nuova,
    O memoria, saresti onesta.

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    3 分
  • Giuseppe Ungaretti 04 - La madre
    2026/05/04
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 04

    La madre

    E il cuore quando d'un ultimo battito
    avrà fatto cadere il muro d'ombra
    per condurmi, Madre, sino al Signore,
    come una volta mi darai la mano.

    In ginocchio, decisa,
    Sarai una statua davanti all'eterno,
    come già ti vedeva
    quando eri ancora in vita.

    Alzerai tremante le vecchie braccia,
    come quando spirasti
    dicendo: Mio Dio, eccomi.

    E solo quando m'avrà perdonato,
    ti verrà desiderio di guardarmi.

    Ricorderai d'avermi atteso tanto,
    e avrai negli occhi un rapido sospiro.

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  • Giuseppe Ungaretti 03 - Inno alla morte
    2026/05/03
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso

    Inno alla morte


    Amore, mio giovine emblema,
    Tornato a dorare la terra,
    Diffuso entro il giorno rupestre,
    E' l'ultima volta che miro
    (Appiè del botro, d'irruenti
    Acque sontuoso, d'antri
    Funesto) la scia di luce
    Che pari alla tortora lamentosa
    Sull'erba svagata si turba.

    Amore, salute lucente,
    Mi pesano gli anni venturi.

    Abbandonata la mazza fedele,
    Scivolerò nell'acqua buia
    Senza rimpianto.

    Morte, arido fiume...

    Immemore sorella, morte,
    L'uguale mi farai del sogno
    Baciandomi.

    Avrò il tuo passo,
    Andrò senza lasciare impronta.
    Mi darai il cuore immobile
    D'un iddio, sarò innocente,
    Non avrò più pensieri nè bontà.

    Colla mente murata,
    Cogli occhi caduti in oblio,
    Farò da guida alla felicità.

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  • Giuseppe Ungaretti 02 - Sono una creatura
    2026/05/02
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso:

    Sono una creatura

    Poesia inserita ne Il porto sepolto (1916) e poi riconfluita ne L’allegria, richiama da vicino Veglia non solo per il tema e l’ambientazione nei disperati mesi della guerra al fronte, ma anche per determinate scelte tecniche tipicamente ungarettiane (i versi spezzati e senza punteggiatura che isolano la “parola nuda” e altamente significativa, l’uso del participio per scandire la progressione sintattica, la ricerca lessicale molto scrupolosa anche in un testo di misura breve o brevissima come questo, l’uso del procedimento analogico).Metro: versi liberi.

    Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

    Come questa pietra
    del monte San Michele
    così fredda
    così dura
    così prosciugata
    così refrattaria
    così totalmente
    disanimata

    Come questa pietra
    è il mio pianto
    che non si vede
    La morte
    si sconta
    vivendo



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