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Parole Desuete: FOLA

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概要

Fola – Il racconto che incanta (o inganna)
Introduzione
“Fola” è parola che racconta. È il suono antico della voce che narra, che inventa, che trasforma il vero in possibile. È la favola che si tramanda, il mito che si reinventa, la bugia che consola. Ma anche la menzogna che seduce, il racconto che devia, l’illusione che si fa parola.
Nel tempo, “fola” ha oscillato tra incanto e inganno. È stata favola, fiaba, leggenda, ma anche frottola, bugia, invenzione. È parola che vive nel confine tra verità e finzione, tra poesia e menzogna. Oggi è quasi scomparsa, sostituita da termini più neutri, più piatti, più prevedibili. Ma “fola” ha ancora il potere di evocare il mistero del racconto. È il contrario del dato. “Fola” non si verifica: si ascolta. Non si dimostra: si tramanda. È la voce che vibra nel tempo, che attraversa i secoli, che si fa eco nei sogni.
Etimologia
Dal latino fabula, attraverso il volgare fòla, “racconto, favola, invenzione”.
Significato
Racconto fantastico, fiaba, leggenda; anche menzogna o frottola.
Esempi letterari
• Ariosto, Orlando Furioso, Canto I:
«Non fola, ma verità che il cor commuove.»
• Leopardi, Operette Morali, Dialogo di Plotino e Porfirio:
«La fola degli immortali, che consola i deboli.»
• Pascoli, Myricae, La cavalla storna:
«Fola antica che il vento ripete.»
Riflessione
“Fola” è parola che respira nel silenzio.
La f iniziale è soffio, la o è rotondità, la l è scivolamento, la a è apertura. È parola breve, ma profonda. È il racconto che non ha bisogno di prove, ma di ascolto.
Riscoprirla significa restituire al linguaggio il potere del racconto. In un tempo che misura tutto, “fola” ci ricorda che non tutto si può misurare.
Usarla oggi è un gesto poetico. È dire che la verità non è sempre nei dati, ma anche nelle storie. #paroledesuete #ribellionelinguistica #didatticacreativa

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