エピソード

  • Ep. 29 - Daniele Tinti, la stand-up comedy è una partita da giocare
    2026/06/11
    Tra Roma, dove è nato, e l’Aquila, dove è cresciuto, Daniele Tinti ha imparato che le cose che contano portano sempre con sé una certa dose di paura. La sentiva prima delle partite di rugby, quando la tensione gli chiudeva lo stomaco. La sente ancora oggi, poco prima di salire sul palco. Tifoso della Roma fino alle lacrime, devoto a Totti come agli idoli che ci insegnano a sognare, scopre la stand-up comedy lontano da casa, in Inghilterra, guardando ai grandi d’oltreoceano. Ma l’ironia è sempre stata la sua lingua madre: già tra i banchi di scuola aveva capito che riuscire a far ridere le persone è una piccola magia. Ora che è uno dei comici più amati della sua generazione, lavora ai suoi spettacoli con la disciplina di un atleta. Scrive per mesi un monologo, lo smonta, lo ricostruisce. Far ridere, per lui, è una cosa seria, tanto da accettare il rischio dell'errore. Perché lo sport, la vita e la comicità insegnano la stessa cosa: si può perdere una partita, sbagliare una battuta, cadere e poi rialzarsi. Magari ridendoci sopra. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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  • Ep. 28 - Andrea Bargnani, troppo diverso per piacere a tutti
    2026/05/21
    Il primo europeo nella storia a essere selezionato come numero uno al Draft. Il primo italiano a ritagliarsi un ruolo da protagonista oltreoceano. Un talento da quasi 8.000 punti in Nba, ma anche uno dei più grandi “what if” del basket. Andrea Bargnani è sempre stato un unicum, in campo e fuori. Un lungo atipico, moderno prima ancora che il basket americano fosse davvero pronto ad accettarlo. Uno che ha sempre giocato seguendo il proprio istinto, riflessivo e a tratti distaccato. Troppo libero per piacere a tutti. Lo hanno criticato su ogni aspetto: il gioco, il carattere, il rapporto con i media. Lui ha saputo conviverci, con quella sua scorza dura che nasconde però un’ironia sottile, la battuta pronta di chi ha imparato presto a proteggersi. Ma a renderlo ancora più unico è la sua lucidità: quella di chi sa riconoscere errori e scelte sbagliate senza vivere schiacciato dai rimpianti. L’unica cosa che non è mai riuscito a lasciar andare è l’amore per il basket. Forse anche per questo non ha ancora annunciato ufficialmente il ritiro: certe passioni non finiscono, cambiano forma e continuano a restarti dentro. Così il basket è rimasto comunque lì, nella sua vita. Oggi nel ruolo di Executive Advisor della LBA, con la voglia di restituire qualcosa a quello sport che, nel bene e nel male, non ha mai smesso di appartenergli. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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  • Ep. 27 - Gemitaiz, un rapper romano (e romanista) fuori dagli schemi
    2026/05/07
    C’è stato un tempo in cui vestirsi largo, ascoltare Eminem e sognare l’America significava sentirsi fuori posto. Un tempo in cui il rap romano aveva regole rigide, facce dure e dogmi soffocanti. E poi c’era Gemitaiz, un outsider cresciuto tra la Roma di quartiere, le rime e quella sensazione costante di essere “diverso”. Dietro Davide De Luca, però, c’è soprattutto una storia di amore e fede. L’amore ereditato dal padre, venuto a mancare quando aveva appena 14 anni, che gli ha trasmesso “geneticamente” due passioni impossibili da separare: la musica e la Roma. Come se certe emozioni scorressero nel sangue prima ancora che nelle cuffie o allo stadio. Gemitaiz oggi è uno dei nomi più importanti del rap italiano, con dischi di platino, tour sold out e una carriera costruita senza rincorrere personaggi. Uno che vede il rap come qualcosa da condividere e non da proteggere gelosamente. Uno che pensa che chi ha una voce debba usarla, anche quando è scomodo, anche quando significa esporsi. Forse è proprio questo che rende Gemitaiz diverso dagli altri: non il bisogno di piacere a tutti, ma quello di essere sempre coerente con se stesso. Nel bene e nel male, senza mai indossare maschere. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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  • Ep. 26 – Giorgio Petrosyan, l’ossessione di essere il numero uno
    2026/01/22
    Quella di Giorgio Petrosyan è la storia di chi nasce nella guerra e si costruisce nel sacrificio, fino a diventare leggenda. I numeri raccontano di una carriera irripetibile — 125 incontri, 120 vittorie, 22 titoli mondiali — ma non spiegano fino in fondo chi sia davvero l’uomo che tutti hanno imparato a chiamare “The Doctor”. Costretto a convivere con la fame, la povertà e il dolore, fugge dall’Armenia in cerca di un futuro migliore. L’Italia diventa casa, il ring una necessità vitale. Il sogno di essere il numero uno si trasforma in ossessione: allenarsi sempre, ovunque, anche mentre lavora, anche quando il corpo chiede tregua. Una tensione costante verso la perfezione. Per oltre vent’anni domina uno sport durissimo, costruendo un mito fatto di precisione chirurgica e sangue freddo. Ma quando la vittoria non basta più, il ring può diventare una prigione. È lì che nasce la consapevolezza: combattere non per vincere, ma per ritrovarsi. Appesi i guantoni al chiodo, ora il fighter lascia spazio all’uomo. Oggi resta Giorgio, che non lotta più per fuggire dal passato, ma per vivere finalmente una conquistata normalità. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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  • Ep. 25 – Rossella Fiamingo, la stoccata d’oro alle critiche
    2025/12/18
    Da bambina la maschera era un mantello, un rifugio e una promessa. A 17 anni contava il tempo che la separava dal sogno a Cinque Cerchi, a 21 iniziava a viverlo davvero. Oggi il suo cammino racconta di una carriera costruita con precisione, senza lasciare spazio al caso: un oro, un argento e un bronzo olimpici, oltre a due titoli mondiali, che la rendono una tra le figure più luminose della scherma azzurra. In pedana segue una musica silenziosa, invisibile agli altri, un ritmo interiore che la guida in ogni passo, ogni assalto, ogni rinascita. Per raccontare le sue cadute usa l’immagine di un aereo che si schianta: è tra quei rottami che ricerca la sua scatola nera, ricostruendo errori e pianificando progetti. Come una vipera che cambia pelle, si rigenera e ricomincia. Dolce ed estremamente sensibile, percepisce le fragilità degli altri e il peso dei giudizi, rispondendo alle critiche una stoccata alla volta. Tra mente e corpo, melodie e affondi, Rossella ha trovato il suo equilibrio e anche l’amore, quello con cui condividere un ultimo orizzonte sportivo a Los Angeles 2028. E poi una nuova vita, cambiando pelle ancora una volta. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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  • Ep. 24 – Simone Barlaam: il ragazzo d’oro del nuoto paralimpico
    2025/11/27
    Costretto a 12 interventi chirurgici soltanto nell’infanzia, nella piscina trova l’unica forma di riabilitazione possibile. Lì scopre la sua dimensione, dimostrando che crescere con una disabilità non significa avere meno. Lo racconta con i fatti: una vasca alla volta diventa uno dei nuotatori paralimpici più vincenti della sua generazione, capace di conquistare titoli e record impressionanti. Tokyo lo mette di fronte alle sue fragilità: la paura del Covid, l’isolamento e la sensazione di non riuscire a essere felice nonostante i successi. Parigi gli restituisce ciò che mancava: il valore dello stare insieme e la capacità di godere davvero delle proprie conquiste. Fuori dalle corsie è un creativo instancabile: artista, dj, podcaster e ambassador di Milano Cortina 2026. Sempre in movimento, sempre in cerca di nuovi linguaggi per raccontarsi e per raccontare lo sport. Una voce lucida contro il patetismo e i pregiudizi comodi, consapevole che quando una persona con disabilità vince nello sport rompe equilibri, smonta narrazioni facili e, spesso, fa rosicare. La sua è una storia che insegna a non arrendersi al destino, ricordandoci che non è il limite a definire chi siamo, ma il modo in cui scegliamo di attraversarlo. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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  • Ep. 23 – Alessio Sakara, una vita da “Legionario”
    2025/11/13
    Cresciuto nella periferia romana, tra le strade ruvide di Pomezia, Alessio Sakara ha imparato presto a trasformare il caos in disciplina, la rabbia in tecnica, l’istinto in arte. Il suo viaggio, partito dal Brasile tra sacrifici, notti difficili e difficoltà economiche, lo ha portato fino in America, dove è entrato nella storia come il primo italiano a combattere in UFC. Negli Stati Uniti lo guardavano come si guarda un’icona venuta da un’altra epoca: un figlio della Roma antica, un moderno Massimo Decimo Meridio. Ma se i gladiatori combattevano per obbligo, lui ha scelto la battaglia per la vita come un vero Legionario. Eppure, dietro la corazza del guerriero intriso di valori — lealtà, rispetto, disciplina — si nasconde un’anima sorprendente, capace di entrare nelle vite degli altri con una simpatia disarmante. Oggi, a 44 anni, il suo viaggio ha fatto nuovamente tappa a Roma, un ritorno glorioso alle origini con la cintura mondiale BKFC conquistata davanti alla sua gente. Proprio lì dove tutto era iniziato, tra le strade che forgiano e i sogni che resistono. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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  • Ep. 22 – Sarah Fahr: il muro azzurro con più titoli che anni d’età
    2025/10/30
    Rigore tedesco, solarità italiana. Nata in Germania, ma cresciuta a Piombino, Sarah Fahr nella vita ha murato di tutto — dentro e fuori dal campo — senza mai perdere il suo iconico sorriso. Nel palmarès vanta più titoli che anni di età, trofei che sono frutto di una scalata tortuosa tra gli infortuni che potevano costarle la carriera e i fantasmi dei disturbi alimentari. L’incontro casuale con un libraio ha cambiato le sue prospettive, l’amore per la pallavolo l’ha consegnata alla storia. E se ciò che conta per lei è vivere il presente, non curandosi del futuro (incarnazione perfetta del “qui e ora” velaschiano), così Sarah è oggi dove semplicemente deve essere: al “centro” del mondo. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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