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Torostoria

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著者: Torostoria
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概要

La voce della storia granata in podcastCopyright Torostoria サッカー 世界 社会科学
エピソード
  • “Sono la figlia del Mondo”. Vi racconto Emiliano Mondonico - Prima parte
    2026/03/29
    Emiliano Mondonico è il simbolo del “Mondo” granata, l’allenatore che meglio ha incarnato lo spirito e l’orgoglio del Torino negli anni ’90, unendo risultati storici a una carica emotiva fuori dal comune.

    Il suo rapporto con il club si divide in due fasi principali da allenatore:
    Primo ciclo (1990-1994): Il periodo d’oro. Mondonico costruisce una squadra solida e battagliera, capace di competere ai vertici del calcio italiano ed europeo.
    Secondo ciclo (1998-2000): Torna per riportare il Torino in Serie A, riuscendo nell’impresa nel 1999.

    Sotto la sua guida, il Torino ha vissuto le ultime grandi gioie della sua storia recente:
    Coppa Italia 1992-1993: La vittoria del trofeo in una doppia finale epica contro la Roma.
    Coppa Mitropa 1991: Un successo internazionale che consolidò il prestigio della squadra.
    Finale di Coppa UEFA 1992: Lo storico cammino interrotto solo dai pali e dai legni della finale di ritorno contro l’Ajax.

    L’immagine simbolo di Mondonico resta quella della sedia alzata al cielo ad Amsterdam (13 maggio 1992). Quel gesto di protesta per un rigore negato a Cravero divenne l’emblema del “tremendismo granata”: la rabbia dignitosa di chi non si arrende ai torti e combatte fino all’ultimo secondo. Per i tifosi, Mondonico non è stato solo un tecnico, ma un uomo che parlava la loro stessa lingua, capace di piangere e gioire insieme alla curva.

    Emiliano Mondonico scompare il 29 marzo 2018 a Milano, all’età di 71 anni e la sua morte suscita una profonda commozione in tutto il mondo del calcio, non solo tra i tifosi delle squadre che aveva allenato.

    Sua figlia, Clara Mondonico, racconta a Torostoria la passione del suo papà per i colorio granata.

    In apertura un frammento dell’intervista realizzata da Hervé Bricca a Emiliano Mondonico, “Ricordo di un allenatore dal cuore grande”.

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  • La quinta di Radice. Parla Eraldo Pecci
    2026/03/19
    Eraldo Pecci – soprannominato “Piedone” per via della grandezza dei suoi piedi – è stato centrocampista di ruolo, regista sopraffino, uno dei protagonisti dell’ultimo scudetto granata nella stagione 1975-1976. Nel 2022 è stato inserito nella Torino FC Hall of Fame.

    Pecci ha collezionando con il Torino 203 presenze (153 in campionato, 33 in Coppa Italia e 16 nelle Coppe europee), segnando 16 gol (10 in campionato, 4 nella coppa nazionale e 2 in Europa). Ha esordito in Serie A nel 1974 con i rossoblù, vincendo una Coppa Italia. Ha giocato a Napoli, assieme a Diego Armando Maradona, e ha vestito anche le maglie di Fiorentina e Vicenza. Ha collezionato 6 presenze con l’Italia e ha fatto parte della spedizione ai Mondiali del 1978 in Argentina. Oggi è un opinionista di successo.

    A 50 anni dallo scudetto, conquistato 27 anni dopo la tragedia di Superga, Pecci si racconta, in questo podcast, a Torostoria.

    E’ questa la seconda intervista audio di una serie – La Quinta di Radice – che comprende le conversazioni esclusive con Claudio Sala, Eraldo Pecci, Francesco Graziani, Renato Zaccarelli e Paolo Pulici, che componevano il quintetto d’attacco allenato da Gigi Radice.

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    22 分
  • Gian Carlo Caselli: “Il Torino un capitolo della mia vita”
    2026/03/09
    Gian Carlo Caselli, nato ad Alessandria nel 1939, è stato giudice istruttore a Torino dove, per un decennio, ha condotto le inchieste sulle Brigate rosse e Prima linea. Dal 1993 al 1999 ha guidato la Procura della Repubblica di Palermo. È stato direttore generale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Dal marzo 2001 è stato il rappresentante italiano a Bruxelles nell’organizzazione comunitaria Eurojust contro la criminalità organizzata. Nel 2013 ha lasciato l’attività di magistrato, raggiunta l’età della pensione.

    Caselli è un grandissimo tifoso del Torino, ancora oggi è sempre presente allo Stadio Olimpico-Grande Torino per seguire la sua squadra del cuore. Lo abbiamo incontrato nella sua dimora torinese per parlare della sua grande passione calcistica. Ha assistito alle ultime partite del Grande Torino allo Stadio Filadelfia. I suoi ricordi sul 4 maggio ’49, su Gigi Meroni, Giorgio Ferrini, il Torino di Gustavo Giagnoni, lo scudetto del ’76 e della stregata notte di Amsterdam.

    Il magistrato tempo fa, attraverso le colonne della Gazzetta dello Sport, rivolse all’Unesco – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, la Comunicazione e l’Informazione – l’invito a considerare il Grande Torino patrimonio dell’umanità: “Senza forzare più di tanto gli schemi dell’Unesco, si può sostenere che anche il Grande Torino merita di essere considerato un patrimonio dell’umanità”

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